Nel suo libro “Non bruciamo il futuro”, Rossano Ercolini spiega perché gli inceneritori non servono.    E come ciò che buttiamo rappresenta un’opportunità per l’economia

 

Capannori, in provincia di Lucca, alla Casa Bianca. Per ricevere i complimenti e stringere la mano al presidente Barak Obama dopo aver vinto il Premio per l’Ambiente 2013 della prestigiosa Goldman Foundation di San Francisco.
Chi l’avrebbe mai detto? Lui, Rossano Ercolini, maestro elementare di Capannori (appunto) non se lo sarebbe mai aspettato. Eppure è andata proprio così. Una storia incredibile la sua, cominciata nell’autunno del 1995 quando Ercolini viene a sapere che, vicino alla sua scuola, vogliono costruire un inceneritore. E da quel momento il maestro scende in campo, sostenuto da buona parte della comunità locale (e non solo) e non molla fino a quando, dopo anni, il progetto dell’inceneritore viene bloccato. Oggi se Lucca è la prima provincia “Incinerator free” il merito è anche suo. Durante la “battaglia” nasce l’associazione Ambiente e Futuro e il movimento Rifiuti Zero che prende piede e “contagia” tutta Italia.

Ultimo tassello per diffondere il suo messaggio, il libro Non bruciamo il futuro (Garzanti) appena uscito, dove Ercolini ripercorre le tappe di quello che è riuscito a fare e, con il suo esempio, invita tutti noi a imitarlo. “Perché gli inceneritori non servono e sono un enorme costo fatto pagare nelle bollette ai cittadini” dice. “Bisogna far comprendere alla gente che i rifiuti in realtà sono risorse e sempre più lo saranno. Materiali di scarto capaci di generare lavoro e reddito. Tutto sta nel coinvolgere gli amministratori locali e far loro capire che il benessere del territorio, sia dal punto di vista della salute sia da quello economico, comincia da una corretta raccolta differenziata”. Gli esempi virtuosi del resto in Italia non mancano. “Il premio per le migliori buone pratiche spetta alla provincia di Treviso che vede coinvolti una cinquantina di comuni e 589 mila abitanti nella raccolta porta a porta” spiega Ercolini . “Un sistema ben rodato che ha creato 200 posti di lavoro e ha portato a una bassa tariffazione per i cittadini premiando i più virtuosi quelli cioè che producono meno scarti. Ma anche una grande metropoli come Milano è all’avanguardia per quanto riguarda la raccolta della frazione organica effettuata sui _ della popolazione”. Ercolini è positivo, conta molto sul buonsenso delle persone. “Basta loro indicare la strada” sostiene. Come?

 

Ecco i Dieci passi da fare verso Rifiuti Zero

1. Presa di coscienza: la gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico, ma organizzativo. Fondamentale informare e coinvolgere la comunità.

2. Raccolta porta a porta: è l’unico sistema efficace di raccolta differenziata che permette di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro è previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

3. Rifiuti organici: gli scarti organici costituiscono il 30% dei rifiuti, vanno messi in sacchetti biodegradabili e l’impianto deve essere creato in aree rurali, vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori. Rifiuti secchi: non solo i metalli, ma anche i materiali cartacei, i polimeri plastici, il vetro e il legno vengono molto ben remunerati sul libero mercato. Più puliti saranno e più elevate saranno le remunerazioni ottenute dai consorzi di filiera CONAI (Consorzio nazionale imballaggi) e dal libero mercato

4. Riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali da reinserire nella filiera produttiva.

5. Riuso e riparazione: realizzazione di centri dove beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, biciclette vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa attività crea, tra l’altro, lavoro e nuove competenze.

6. Tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che penalizzano chi produce più rifiuti.

7. Riduzione: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.

8. Recupero: creare un impianto dove possano essere recuperati i materiali riciclabili sfuggiti alla raccolta differenziata; impedire che rifiuti tossici vengano inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.

9. Centro di ricerca e riprogettazione: allungare il ciclo di vita sia dei prodotti creandoli in modo che siano riparabili e deassemblabili che degli imballaggi. Scoraggiare soprattutto l’industria alimentare a usare vasche e vaschette con sistemi di tassazione.

10. Azzeramento: ciò che non ha, al momento, alcuna alternativa allo smaltimento, e deve perciò essere collocato in discariche transitorie, dove accogliere pero_ solo rifiuti pretrattati. Da tenere assolutamente e fermamente in mano pubblica, queste discariche non devono far entrare nulla che non sia stato stabilizzato e studiato. Obiettivo, entro il 2020 è Rifiuti Zero.

 

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